ARS BENEVOLA MATER SPECIAL

Thorn Agram “Ar Dievu” 10” Ars Benevola Mater

Quando cominciai ad ascoltare Death In June e compagnia cantante c’era un elemento che mi faceva esaltare non poco durante i primi ascolti apocalittici. Era un termine utilizzato spesso in certi contesti e bastava il solo nominarlo per far si che un’intera serie di sentimenti ed emozioni si formano per regalare momenti magici ed irripetibili. Quel termine era ‘mitteleuropea’.

Negli ultimi tempi non aveva davvero senso parlare di un disco definendolo con questo termine. Le idee, le sensazioni difficilmente hanno raggiunto quei livelli, più per abbandono di certe sonorità che per carenza qualitativa. Ma è bastato appoggiare il debutto di Thorn Agram sul piatto del giradischi per recuperare dei ricordi sommersi. Un 10” edito dalla nostrana Ars Benevola Mater e confezionato in una bellissima confezione apribile con numerosi inserti e cartoline e con soggetti marmorei e figli di un tempo perduto. Un disco che è il testimone di una cultura millenaria che è quella europea. Profonde sonorità apocalittiche credute perdute, resuscitate da un disco di vinile attraverso solchi impolverati e rovinati dallo scorrere di un tempo troppo veloce per essere trascorso.

Le prime note hanno deboli sentori retrò, arpeggi delicati e sepolti dai secoli passati fatti sparire da un’annebbiata canzone folk, disperata, tragica con canti di guerra, una guerra religiosa, quindi sacra e dai nobili intenti, in lontananza i rumori di una battaglia sanguinosa e senza fine. Il cammino prosegue con una song marziale sulla falsariga dei migliori Turbund Sturmwerk, opprimente e drammatica, la messa in scena di un’opera di Wagner nel pieno della sua tragica bellezza. Il secondo lato dello spesso vinile nero di apre con arie marziali più decise ed aspre, ballate apocalittiche con tastiere che disegnano lande desolate e disperse che terminano con inserti sonori più dotati di un lirismo eroico. Bordate di tastiere per scolpire passaggi solenni, di una bellezza epica senza precedenti, una scultura eseguita col fuoco sulla pietra millenaria, scandite da voci narranti ed ieratiche.

Ci voleva. Un disco che spazza via tutto un genere inflazionato che è quello neofolk che chiede la paternità delle tonalità apocalittiche di un tempo. Ma la parentela non figura in nessun modo, su nessun fronte, al contrario di Thorn Agram che ha tutto il diritto di accedere alla famiglia con un disco pieno di spunti interessanti ed enfatici. Attendiamo trepidanti il primo full-lenght. Noi non mancheremo all’appuntamento.

AA.VV. “A Rainy November Day In Wroclaw” CD Ars Benevola Mater

Wroclaw è una cittadina polacca che nel novembre dello scorso anno ha ospitato la terza edizione di un’interessante festival Industrial/Folk con nomi più o meni noti della scena europea. La nostrana Ars Benevola Mater ha ben pensato di celebrare l’evento con la realizzazione di un’interessante CD compilation con pezzi inediti di tutte le bands che hanno occupato il palco in due giorni di festival autunnale nella lontana e fredda Polonia.

Proprio dall’Est Europa che provengono le prime note, i Kratong ci deliziano con una ballata folk minimale e malinconica introdotta da una base ambient ipnotica e straniante, seguito da una frenetico Matt Howden nelle vesti di Sieben. Post punk quasi indemoniato quello dei Magic Carpathian Project, mentre Deutsch Nepal si presenta nelle sue vesti migliori, un’oscura traccia con lunghe e massicce percussioni, Der General lo preferisco decisamente nei pezzi più percuotenti e quasi marziali. Gli Institution D.O.L. procedono senza colpire più di tanto, come il dark ambient arricchito da inserti industrial di Girnu Giesmes, orchestrazioni più interessanti con l’industrial ambient ipnotico e tenebroso di Aghiatrias. Job Karma risolleva la linea con un’ottima song dal sapore rituale con percussioni piene e pulsanti e drones quasi pischedelici, Rapoon contribuisce con una traccia minimale, silenziosa su una base ambient altanelante tra toni bassi ed alti con sporadici inserti vocali infestati da entità sconosciute. Dopo una selezione interamente elettronica, si ritorna alla musica ‘suonata’ con la chiusura di Hawthorn, collaborazione tra Tony Wakeford e Matt Howden che si cimentano con una breve traccia folk ermetica con basso lento ed il violino lancinante dell’onnipresente Matt.

Bel package con libretto cartonato ed inserto informativo della stessa qualità per questa compilation senza frontiere, label italiana, festival polacco e progetti di svariati paesi. Il livello medio del sampler si stabilizza sul buono, con una selezione eterogenea tra industrial, ambient e folk.

Romowe Rikoito “Āustradēiwa” CD Ars Benevola Mater

Attivi da almeno 10 anni, i russi Romowe Rikoito si sono ritagliati una piccola fama all’interno della scena neo-folk con una paio di album di cui uno prodotto dalla loro connazionale Brudenia, un’etichetta che ebbe un discreto seguito anni fa ma che ormai non sento più loro notizie. La nostrana ABM pubblica il loro terzo lavoro in curato digipack con libretto accluso, 8 brani di matrice dark folk intrisi di sentimenti neoclassici.

E’ un folk triste, ricco di strumentazione classica (ben 7 componenti!), debitore a molte cose dei Current 93 del periodo “Thunder Perfect Mind”, con testi sussurrati con profonda estasi ed eseguito con passione musicale.“The Quest” è autunnale nei suoi ispirati testi di Crowley, ancor di più la struggente “The Rose and The Cross”, violino e cello sapientemente eseguiti su liriche anche qui del magus Aleister Crowley. La successiva “A Sea-Spell” sembra davvero presa dal repertorio del fu David Tibet (che adesso ‘dovrebbe’ chiamarsi Bunton…) con quella tastiera che gli danno un tocco più ermetico e denso di tristezza apocalittica. Più romantica ed intima l’esecuzione di “Song of Proserpine” con testi di Percy Bysshe Shelley, mentre l’esecuzione vocale di “Blueberry Song” è più profonda e calda, merito dell’apporto in sede di voce, chitarra e composizione musicale di Count Ash. Più minimale “Artémis”, con un dialogo sensuale tra violino e chitarre arpeggiate, “Āustras Swāikstan” chiude il CD con una lunga traccia folk dove la fitta strumentazione esegue con perizia la sua parte senza essere invasiva ed eccessivamente irritante come capita purtroppo in questi casi.

Disco decisamente interessante. Sembra suonato all’aperto, tra mura secolari ed erosi dal tempo ed una fitta vegetazione che impregna l’aria di salubri profumi naturali. Non raggiunge le vette del già citato capolavoro “Thunder Perfect Mind” ma un posto al sole del fitto panorama folk lo merita senza dubbio. Teniamo d’occhio l’Est Europa, buone notizie ci riserverà quel pezzo d’Europa tutto da scoprire…

ARS BENEVOLA MATER