Brighter Death Now “Kamikaze Kabaret” CD Cold Meat Industry

Il discusso CDr split con Proiekt Hat ‘regalava’ già le prime avvisaglie di questo atteso “Kamikaze Kabaret”. Tre tracce sotto forma di scarni demo che, lo ammetto, non mi ha dato nessuna buona impressione, lasciandomi un amaro in bocca che ben poco faceva sperare. Un folgorante live in terra italica ha fatto rialzare in un botto granitico le quotazioni di Karmanik e l’attesa per il nuovo verginello di casa CMI si faceva sempre più incalzante. Ed ecco che la giostra ha ripreso il suo grottesco giro elettronico.
Digipack che gioca col nero, da tonalità opache a colori più lucidati da caldi fluidi corporei, una semplicità di classe che fa la sua porca figura. Un intro brevissima che farà spazio ad un’ossessiva “Oh Baby”, bassi possenti mandati in loop impazziti e sfiorati dalla sofferta voce filtrata del Kapitano. “Crimescene Nostalgia” viaggia sulle stesse coordinate, ma stabilizzandosi su una serie di bassi roboanti bilanciati tra toni alti e più ombrosi. Una base ipnotica unita ad una voce dolorosa che si introduce con un urlo che spara un lancinante “We Destroy You”, fornisce le basi per una rovente “Destroy”, sporcata da una serie di rumori analogici che la rendono ruvida e grezza, “Testing” si trascina con lentezza attraverso bassi soffocati che rimbombano sul muro con stanchezza su una voce ultra effettata. Debole e monotona la ripetitività estenuante di “Big happy Family”, massicce ed incalzanti le basse frequenze che pulsano pesantemente in testa fino allo shock totale ed elettrico. “While You Sleep” si distingue per la sua cadenza pesante e monolitica e, soprattutto, per le voci rese cavernose e piene di morte da una moltitudine di effetti, una voce che sembra provenire dall’oltretomba con tutto il suo carico di dolore senza fine. Per finire, “Take Me Away” dalla struttura più classica, una traccia industrial con percussioni soffocate e dalla cadenza quasi marziale, umori più irati sul grigio, una ventata di ‘colore’ dopo il ribollente blob nero che non ha mai smesso di sputare il suo malessere.
Se c’è da rimproverare qualcosa, potremmo ricercarla nella eccessiva durata di alcune tracce, tempo che mette a dura prova la nostra mente, percossa in continuazione dai pulsanti bassi di BiDieNne. Sarà un atto voluto? Un tentativo di picchiare con violenza esasperante le nostre menti, una giostra che gira senza fare fermate alterne? O lo stesso giro sparato ad alta velocità fino alla nausea?
Entrambe o nessuna delle due. Un giretto è bello ed assicurato e non mancherà di regalare sani momenti di orgasmico divertimento.