
Ci sono etichette che con una serie di azzeccate releases riescono a raggiungere una fama indistruttibile all’interno di un genere musicale ben specifico. La Cyclic Law è senz’altro maestra nell’esporre in chiave musicale ma anche grafico la musica Dark Ambient. “The Starwheel” non sfugge a questa regola, secondo lavoro di Kammarheit, progetto svedese che ha già debuttato con "Asleep And Well Hidden" sempre per la label canadese.
La copertina illustra un albero ormai secco e morto, abbandonato in terre desolate ed infinite a colpo d’occhio. Un’immagine che ben si riflette con il mood generale del concept musicale. Una dark ambient molto sfuggente, trasparente e spettrale, con pochi se non nulli picchi di suono più vivido e ferrigno, un album incentrato su fosche ed infiniti tappeti di ambient scarno e minimale. L’introduttiva “Hypnagoga” è lampante (o sarebbe meglio dire oscurante?), una densa base cupa con pochi strati di venti impetuosi, che diventa più incisiva e soffocante in “Spatium”. “Klockstapeln” ha un incedere più ipnotico, drones angoscianti spezzati da inserti più graffianti. La title-track raggiunge stati lamentosi molto deprimenti e funerei, lugubre immagine che non si smorza nella successiva litania di “A Room Between the Rooms”, ottime atmosfere ed esecuzione ma dispersiva nel suo lungo minimalismo sonoro. “Sleep After Toyle” si differenzia per una base più ricca di dettagli, sound più compatto con una serie di clangori inquietanti e spettrali. Ed anche la conclusiva “All Quiet In The Land of Frozen Scenes” non si discosta dalle gelide folate ambient, anche se risultano più aride e graffianti.