
La Cold Meat Industry negli ultimi tempi ha pubblicato dischi che il più delle volte hanno sconfinato i classici stilemi della label scandinava. Dark ambient e death industrial sono stati i generi che più hanno trovato posto nelle file della scuderia di Karmanik con isolati prodotti che non proprio si possono accostare al sentiero principale. Olen’k rappresenta uno di questi ed abbiamo già appurato questa politica nell’ultimo sampler “Flowers made of snow” dove la band francese ha contribuito con un pezzo dark-rock con un’ampia varietà strumentale. Quindi un’altra band non scandinava dopo gli All My Faith lost che vede il prestigioso marchio della fabbrica della carne fredda su un CD. Ormai è chiara l’intenzione di Karmanik di stampare tutto sotto l’egida della Cold Meat Industry.
La già citata “Season of Tears” è la traccia di apertura del debut CD (prima di “Silently Noisy” hanno pubblicato un EP autoprodotto), seguita da una oscura canzone dalle atmosfere molto eighties “How Hard”. Bellissima e notturna “She’s Dead” con un basso tipicamente post-punk e voci sofferte sulla falsariga di Siouxsie. “Ego” partendo da una base elettronica si districa in sentieri tribali che almeno personalmente non riescono a toccare il tasto di un interesse più marcato. “Insomnia” presenta ritmi sempre tribali con influenze più etniche e parti vocali che sembrano lontane e… comandate dall’insonnia. La successiva “Divided” è più ritmata e languida nella sua voce e nelle tastiere che sembrano provenire dai meandri degli anni ’80, “Obscura Lua” accentua le già ascoltate sonorità di stampo etnico mentre “The Bar” è una ballata da night club con la cantante in evidente estasi ispirata. Le ultime tracce sono sostenute da basi più orientate sulla vena ethereal della dark music, specie la lirica quasi religiosa della conclusiva “Silencio” sembra parte integrante degli acclamati Dead Can Dance, musica sacra, inviolabile e orfana di fate silenziose.
Che dire… un CD atipico. Mai avremmo pensato di trovare tra le file della Cold Meat un CD che spazia dal dark anni ’80 a momenti più etnici. Le parti migliori le riservano le songs più sognanti e semplici come “Silencio” e “She’s Dead”, umili ed accattivanti nella loro semplicità compositiva. Un lavoro interessante, a tratti poco convincente e destinato ad un pubblico non propriamente CMI oriented. Un nuovo inizio?