
Il main project di Peter Andersson è senz’altro il più presente nella discografia della Cold Meat Industry. Non sono comunque mancata delle releases per altre etichette, come “Reflections from the Time of Opening” uscito per l’australiana Bloodless Creations nel ’97. Il presente CD della casa di Mjolby è naturalmente una ristampa e, come è ormai consuetudine, non manca una ricca selezione di bonus tracks. Per la cronaca, molte songs erano già apparse nel ’94 su “Conspectus”, tape prodotta dall’italiana Old Europa Cafè (e per finire con la confusione temporale, si tratta di tracce composte nell’ancor più lontano ’91!). Un ponte tra passato e presente.
Fin dalle prime note si sente una certa affinità con le prime composizioni i mr. Andersson. Dopo una spettrale intro da convento gregoriano, “Auto-Dafé” spacca l’aria con una suggestiva song dove la dark ambient assume un aspetto più orchestrale e vivida. Inutile e monocorde il loop di “Sub Specie Aeternitatis”, “Archetipon Ataraxi” alza il morale, o meglio l’abbassa con una tetra song scandita da percussioni lontane. C’è spazio anche per grezzi momenti di sussurrata ambient noise (The External World), troppo breve la tristezza infinita di “Gwynn-Ap-Nudd”, seducente anche “Reflectio Mediatio” seppur un po’ povera di contenuti. “Arbitaire Emotion” è già su livelli ben più alti con percussioni dal piglio orientale che svettano su una languida base musicale. Fino alla morbidezza densa di toni bassi di “Hell is Trembling” non c’è spazio per brani degni di nota. Con “The Verge of Somnolence” si abbandonano le vecchie sonorità per quelle più mature del ’97. Musicalmente l’assetto grezzo viene raffinato a favore di songs ben più lugubri e sofferenti, “Forgotten Mound” compie perfettamente il suo lavoro disegnando paesaggi cupi e sfuggenti. Con “Cenotaphium” e “Penombra” si ritornano a vecchi sentieri, precisamente al ’92, senza cadere in lande grezze scandagliando momenti più industriali e malvagi con un pizzico di mistero quasi fatato. E “Summoning the Void” chiude il disco, una song targata 2004 per chiudere il passato con classica dark ambient scheletrica e tenebrosa per lanciarsi nel futuro.