Shinkiro “Deep Blue” CD Athanor
Shinkiro “Deep Blue – Remixed by Hybryds” miniCD Athanor

La copertina e la provenienza orientale della band non mi hanno lasciato dubbi. Il verde acido e mortifero mi hanno portato in mente il malatissimo “Organ” di Fujiwara ed la press listdella Athanor non fa che confermare le mie impressioni. Vengono citati “Dark Water” e “Kairo”, due tra i più atmosferici horror movie del Sol Levante, dove il grigio, gli ambienti e la tristezza di queste pellicole giocano un ruolo fondamentale per la comprensione del cinema giapponese. Suggestivo digipack con corpi immersi nelle profondità degli oceani, nel più profondo del blu che diventa più acido e verdognolo, privo di vita.
Strano ascoltare un CD del genere con il logo Athanor marchiato sul retro. Decisamente fuori i soliti schemi della label francese ma non per questo da relegare in fondo alla pila dei CD. “Deep Blue” parte da un ambient fluttuante, immersa nell’acqua, quindi riposante, piena di tranquillità ma con un sottile senso di inquietudine tipica dei mondi poco conosciuti che non mostrano la loro reale natura. “Deep Calls” è una vera e propria chiamata a scendere negli abissi, si odono i primi rumori di immersione, un’ambient magica, fluttuante che diventa sempre più fitta man mano che si scende nelle profondità acquatiche, fino a giungere in “Into the Darkness” che si avvale di un’elettronica più ossessiva (senza risultare violenta) per dare un tocco più inquietante all’atmosfera. “Tears in the Rain” partendo da samples galleggianti e cristallini si trasforma in avvolgenti bassi sul sottofondo con samples di voci femminili ossessive che ben presto saranno coperte da una musica sì tenebrosa ma bellissima nella sua leggerezza. Anche “Lost Souls” si avvale di samples vocali, stavolta di estrazione maschile, minimale elettronica di stampo ambient con inserti più pulsanti, più ricche di sfumature, la successiva “Still Alive” si distingue per le sue percussioni quasi orientali, ma c’è poco di solare, le tenebre degli abissi rimangono sempre nere e spaventose seppur confortanti. Suoni più ritmati ma morbidi ed incisivi in “Self-Abuse”, lontane percussioni metalliche introducono la conclusiva “Deep Cold”, fosca e piena di angoscia nel suo dark ambient urticante e scurissimo.
E non è finita. C’è allegato anche un miniCD con 4 remix realizzate da Hybryds. Le coordinate sonore non differiscono molto dall’opera originale, risalta senz’altro una struttura più ricca, più piena e corposa. “Lost Souls” è più frenetica oserei dire, la tranquillità della song d’origine e resa meno visibile a favore di una velocità che le dona un’ossessività non male. Se in “Dep Blue” sono prevalse le atmosfere più morbide, nel remix è l’aspetto più incisivo e tagliente ad essere in primo piano (The Rivers), come le percussioni orientali di “Still Alive”.
Disco difficile da assimilare, la sua struttura, i suoi suoni non rientrano nella categoria di canzoni di ‘prima presa’ ma ascoltandolo con attenzione, entrando nel mood giusto si riesce ad immaginare un mondo leggero, dove tutto scorre al rallentatore senza che il suo ascolto generi sensazioni quiete ma in fondo scabrose, gelide e terrificanti. Come “Dark Water” di Nakata, la leggerezza dell’acqua nasconde un mondo pesante di morte e tristezza…