
La copertina parla chiaro. Steinklang Industries Disco dal 1994 al 2004. 10 anni di vita che hanno portato la label austriaca ad essere stimata ed apprezzata. Partendo dal celebre e rarissimo box VHS “Schmerztherapie ‘93” di Rasthof Dachau e Genocide Organ fino alle diverse sublabel che testimoniano le diverse passioni di Max Percht, boss della Steinklang e membro di diversi gruppi come Rasthof Dachau e Sturmpercht. Specifichiamo subito che il CD non è una release ufficiale e non saprei se è destinata alla vendita. Tornando alla compilation ed al suo contenuto audio e grafico, abbiamo tra le mani un sampler che abbraccia dieci anni di uscite targate Steinklang con un totale di ben 22 brani della durata complessiva di quasi 90 minuti! Peccato che non tutti i lettori CD sono in grado di leggere questo formato… Per finire, il CD è correlato da un ricco libretto che raffigura con tanto di copertine tutte le produzioni della casa di Salisburgo dettagliate di informazioni essenziali.
L’apertura non poteva non essere affidata ai Rasthof Dachau, nome di punta della scuderia con una traccia estrapolata dal seminale “Blut und Boden”, una song opprimente sulla falsariga dei Genocide Organ più macchinosi. Con Atrox si entra in contesti più elettronici e scanditi dalle frenetiche percussioni elettroniche senza cadere in territori EBM mentre Painslut ci introduce in un mondo più ambient e deboli scariche elettriche. Sektion B è fautore di una power-electronics di stampo tedesco classica e di effetto, loops, campionamenti e vocals d’assalto. I Rasthof Dachau ritornano con i loro alter ego Krieger, loops industrial e vocals trattate in puro stile germanico ed anche i Legion Condor fanno parte della stessa rumorosa famiglia, partecipano con una song densa di ribollenti battiti elettronici, piuttosto monotona rispetto all’ottima prova della quarta edizione del Consumer Electronics. Ci sono anche delle tracce che verranno pubblicate nel 2005 e che quindi sono praticamente inedite, ben 7 come la pulsante e cibernetica prova di Viron, il già citato Legion Condor ed un atmosferico e meccanico Stahlwerk 9. Electro industrial con un veloce DKF e passi marziali in color ruggine con un buon A Challenge of Honour, interessante nonostante non nutri una rande ammirazione per la band olandese. Peter S. dei già citati ACOH partecipa anche con Code 243, un progetto che propone delle cromate sonorità ritmate e robotiche. A.R.S. è invece la prima uscita per la divisione AgiProp, un progetto che riunisce Atrox, Rasthof Dachau e Stahlwerk 9 con un contributo industrial dal sapore retrò ed atmosferico con vocals distorte in lontananza. Sempre per la Agit Prop si segnalano le partecipazioni di Tormentum con un distorto e martellante power noise, mentre Radio Murmansk ci delizia con una traccia electro dal crescendo accattivante ed orecchiabile. Il tedesco Leiche Rustikal partecipa con un’annebbiata song industriale dal sapore inquietante e maligno, mentre Institution D.O.L. ci regala una traccia piuttosto atipica, un melodico brano electro dai sentori quasi new wave. Con Allerseelen si chiudono le porte dell’industrial a favore della sezione Ahnstern, sotto etichetta dedita al folklore magico. Il buon Gerhard ci delizia con una song ipnotica, mediterranea e passionale senza dimenticare l’onnipresente lato magico, un traccia inedita che apparirà in una delle bellissime ristampe in vinile. Con Riharc Smiles facciamo conoscenza con un folk frenetico, terribilmente coinvolgente, suonato alla perfezione, una delle migliori scoperte in questo genere. Anche Sagentoeter sembra dare buoni auspici per l’album in uscita per Ahnstern, folk nero di ancestrale bellezza, un canto magico e ricco di richiami tradizionali. Per finire in bellezza, i musici del folk alpino, gli Sturmpercht con un brano estrapolato dal loro ottimo debutto, accendete il fuoco, riempite i boccali e purificatevi con la via degli alpini d’Austria!
Una raccolta molto eterogenea, si spazia dall’industrial ruvido di Rasthof Dachau al folk tradizionale di Sturmpercht, dall’acciaio cromato di Viron alla magia di mr. Petak. Dieci anni di musica a 360°, personalmente preferisco le produzioni più orientate sulla grey area e soprattutto le uscite targate Ahnstern rispetto ad una elettronica più ritmata e meccanica. In ogni caso una label importante e degna di essere seguita!

Anni di militanza in questa scena mi hanno permesso di assistere alla nascita di numerose compilations dedicate a personaggi più o meno noti. Evola con la vecchia “Cavalcare la Tigre” della Eis und Licht, il discusso tributo rumeno a Corneliu Codreanu, raccolte realizzate per celebrare le gesta di Joseph Thorak e Leni Riefenstahl a cura della VAWS…Anche l’austriaca Steinklang segue questa linea editoriale con la differenza che il destinatario del tributo non appare né nei libri di storia e nemmeno nei titoli di testa di un film. Mia Runa è la figlioletta di Max e Katja, gestori della Steinklang Industries. Una bellissima iniziativa creata per celebrare il primo anno della bimba radunando in due CD progetti e bands amici della coppia. Per completare il cerchio, l’artwork del digipack è curato dalla signora Elisabeth Presch, nonna della festeggiata. Insomma, una release realizzata interamente in famiglia! Per l’occasione vengono anche salutati altri pargoli dell’età di Mia Runa, si tratta di Aldwyn Everett Cornelius e Wilhelmine Paula che di cognome fanno rispettivamente Moynihan e Pockrandt, nomi altisonanti quindi…
Prodotto in duplice edizione limitata con normale digipack e curato box di legno, “Mia Runa” è una raccolta di ninne nanne, dolci canzoni sussurrate per conciliare il sonno dei nostri figli e per proteggerli dalle paure del mondo esterno. Un tiepido ed irritante Belborn ci introduce nel fatato mondo che Graumahd riesce invece ad illustrare bene nella sua ballata di rustico ed antico folk austriaco. Uno strano ed ipnotico Allerseelen, un ritorno alle atmosfere magiche ed esoteriche degli inizi, Riharc Smiles conferma il suo valore con “From Dawn to Sunset” un’esplosiva ballata folk profonda e primitiva con un geniale gioco percussivo e cori nel finale. Naturalmente il papà della bimba non poteva mancare di dare il suo sentito contributo con un ninna nanna folk dolcissima e mormorata a nome di Sturmpercht, band di cui i Soulsearch coverizzano “Traumkampf” in chiave epic metal! Buona prova di A Challenge of Honour con una delicata e sottile canzoncina cantata con voce calda e rassicurante, lo stesso dicasi per Gegentum alle prese con un soffice e tenero canto. Tristissima l’esecuzione canora e strumentale di Sagentoeter, una gracile e soave ballata folk che promette benissimo per il futuro LP in uscita per Ansthern. Atmosfere più minacciose e cupe con l’industrial di Nihilistic Front, mentre con “Kaiser Karl im Untersberge” si fa il primo assaggio con le leggende di Untersberge narrate e suonate dagli Sturmpercht, ce ne sono ben quattro nell’arco dei due CD. Angelica sinfonia pianistica con Boleskin mentre le tastiere dei Die Wätcher si entra in un mondo più orientato sul folk apocalittico grazie alle desolate tastiere. I ben noti Hekate chiudono il primo CD con un cantato minimale dalle tonalità quasi religiose e sacre.
Il secondo CD si apre con una lieve ninna nanna dal sapore quasi natalizio ad opera di Jägerblut e con una ancestrale ballata folk di Werkraum abbellita da ispirate voci femminili. Strano contributo quello degli Instituion D.O.L con una traccia in bilico tra chitarre neofolk e feedback industriali ed anche Derniére Volontè si presenta con una traccia atipica dall’anima danzereccia, non eccelsa ma manca quel romanticismo new wave che mi ha fatto apprezzare tantissimo l’ultimo album. Il picco della raccolta va senza esclusione di colpi all’agghiacciante prova del Teatro Satanico, base spettrale, inquietante come pochi con un testo apocalittico e terrificante. Altro che dormire, questa bambina avrà dei seri incubi… Debolissimi Praetorio, i Soulsearch si ripresentano con una cover tradizionale di Riharc Smiles mentre i Tyr-Kreis con “Ostara” ci deliziano con una song di puro apocalyptic folk, non epocale ma decisamente gradevole nella sua semplicità. Noiosi e piatti i Cawatana come i Radio Murmansk. Gli industrialosi Stahlwerk 9 sono alle prese con song che sembra presa da “Soft Black Stars” dei Current 93 (anche la voce sembra quella di David Tibet) soffici arpeggi minimali, con un impercettibile Simon Schall si chiude l’intera opera.

È da un po’ di tempo che la Ahnstern ha deciso di ristampare in lussuose edizioni in doppio vinile l’intera discografia di Allerseelen includendo tra gli altri anche vecchi demo su cassetta di industrial esoterico che Gerhard aveva realizzato come accompagnamento ad i suoi studi esoterici. C’è anche la possibilità di includere l’intero progetto all’interno di un voluminoso cofanetto di legno colorato ricevendo in questo caso un LP di materiale vecchio e mai pubblicato. Ultima ristampa ad essere pubblicata è “Sturmlieder” uscito su Aorta quasi 10 anni fa ed ora disponibile in suggestiva copertina gatefold cartonata. Per l’occasione l’ex-signor Kadmon ha deciso di rendere più succulenta l’operazione di riscoperta con l’aggiunta di una manciata di inediti che coprono l’intero primo lato.
L’introduttiva “Wir Tragen Ein Licht” è dedicata alla memoria di John Balance, un ricordo in pieno stile Allerseelen, elettronica mnimale, loops ipnotici che se funzionano regalano sensazioni di coinvolgimento emotivo non indifferente. “Vino e Cuore” colpisce per le sue liriche italiane cantate da Gaya Donadio su un mantra oscuro e magico, c’è anche “Allerseelen” ieratica e tenebrosa ed un assaggio più mediterraneo con ”Wacholderweg” incentrato sulle liriche di Nietzsche, da sempre fonte di ispirazione per il piccolo austriaco. Con il secondo lato si dà inizio alle canzoni della tempesta, “Sturmlieder”, la visione più pulsante,ribollente di sangue dell’Allerseelen pensiero con l’ipnotica “Heilige Blut” e quella più sensuale con le voci femminili di “Storm”. La bellissima canzone del sogno “Traumlied”, la messa in musica della notte e dei suoi figli onirici ed il tributo incantatore a Ernst Jünger “In Stahlgewittern”, senza dimenticare la frenesia della title track con percussioni minimali e piene di foga con il delirio di liriche femminili scritte da Ricarda Huch. Strumentale ed occulta “Sehnsucht”, ancor più inquieta la magia di “Leichenfarbne Dämmerung” molto simile alle composizioni grezze degli esordi, mentre “Wintersonnenwende” è un’ode percussiva e arcaica al Solstizio d’Inverno. Il ritorno nella casa dei padri di “Heimat” è minimale ed inafferrabile nella sua elettronica enigmatica ed astrusa, una chiusura silenziosa con la porta che gira lentamente, senza far alcun rumore…
Data l’irreperibilità della versione digitale di “Sturmlieder”, ben venga una sua riedizione in doppio vinile. Ed la presenza di una manciata di inedite, nonché una semplice ma elegante confezione rappresenta la proverbiale ciliegina sulla torta. Un tassello fondamentale di uno dei più importanti progetti industrial/folk di sempre.