
‘Lapse’ è un termine a stretto contatto con il tempo. Indica il suo trascorrere, il cammino delle ore. Ed in questo caso si tratta di un tempo dilatato, fino all’infinito, al punto che il tempo perde la sua ragione per diventare un attimo morto della vita. Ed anche la grafica non lascia dubbi. Lampi di luce solare impressi nell’infinito, cosmo senza fine e spazi siderali dove l’orologio non mostra vita.
“Visions” è Frédéric Arbour, noto anche per essere il boss della Cyclic Law. Dopo Instincts, con Visions illustra una dark ambient dal piglio cosmico, non oscura ma inquietante nelle sue esplosioni lontane di gas solare e venti siderali sotto forma di synth. “Auroral Glare” ha un sound pieno, molto compatto e facilmente dispersivo come fosche e coloratissime nebulose. Un suono ricco di sfumature seppur all’apparenza risulti difficile da digerire. “Passage” mostra riferimenti verso la scuola svedese con momenti più liturgici spezzati da insidiosi rumori lividi e stridenti e “Devoid of Shadows” è fluttuante nelle sue ombre offuscate dal nero denso dell’ambient. La chiusura è affidata a “Lightless”, titolo piuttosto azzeccato. Una danza minimale di corpi celesti senza luce che lascia spaesati nel suo essere dispersivo, sentieri sonori guidati da un caos cosmico senza fine.