Von Thronstahl “Imperius Internum“ CD Cold Spring

Gruppo strano quello dei tedeschi Von Thronstahl. Partiti negli anni ’90 con un 10” pubblicato dalla loro connazionale Eis und Licht, pubblicarono due album CD per l’inglese Cold Spring che subirono opinioni altamente contrastanti, un dibattito tra capolavoro mal compreso e sdegno misto ad ilarità. Con la pubblicazione del terzo e quarto capitolo della saga di Josef K. la fama del progetto teutonico ha perso sempre più stima e considerazione, causa lavori che musicalmente e concettualmente parlando mostravano segni di evidente decadenza stilistica. La Cold Spring ristampa i due primi lavori in lussuoso formato digipack con accluso ricco libretto che meriterebbe una menzione a parte. Immagini pacchiane, che strappano volentieri un sorriso ed estetica che non saprei definire. Si salvano giusto la longinea figura delle due gemelle presenti in formazione.

Alla title track è affidato il compito dell’apertura, una song industrial marzial molto pomposa con percussioni lontane nello sfondo, sulle stesse coordinate la successiva “Vorwarts” che pecca di incisività risultando alla lunga noiosa. Anche “Schwarz, Weiss, Rot” è enfatica nelle sue bordate di synth simil apocalittici mentre “The Majestic Return” si affida ad un piano orchestrale coperto dalle percussioni fedeli al dramma dei Puissance. “Kristall/Kristus” porta l’assetto imperioso della loro musica all’eccesso, un turbinio di percussioni che di marziale ha tutto l’occorrente, come la successiva “Under the Mask of Humanity” che si distingue per le sue atmosfere più tragiche. “Sturmzeit” è una cacofonia esorbitante di ritmi militareschi, c’è spazio anche per una ballata (Heimaterde, Matterboden, Vaterland) comunque bordata da dosi abbondanti di tastiere sontuose e per una sinfonia teatrale “Noch Bluht”. Inconcludente il dramma storico di “Das Neue Reich”, con “Pontifex Solis” si chiude il CD con una traccia nello stile delle precedenti, si differisce solo per la presenza di una chitarra acustica e per i samples vocali duri e declamatori.

Tirando le somme, “Imperium Internum” è un lavoro che poteva donare qualcosa di buono se non fosse per l’eccessivo uso di tastiere pompose, per le atmosfere che vanno oltre il buon gusto e per un lavoro grafico/concettuale al limite della pacchianità, per la serie “vorrei ma non posso”… Album sopravvalutato ai tempi della sua uscita, difficile dire se una sua ristampa possa rivalutarne la sua utilità.

COLD SPRING