
Dopo 6 anni di attività, la celebre Heimdallr, webzine francese di Ian e Nathalie, chiude i battenti per concentrare i propri sforzi sulla loro neonata label Autre Que. Per chiudere in bellezza, Heimdallr rilascia una compilation su vinile che tende ad abbracciare i temi più cari a questa iniziativa editoriale. La linea tracciata da “Europa Aeterna” si consolida su un dark folk malinconico, musica da ascoltare nel tepore casalingo guardando la pioggia bagnare i vetri delle finestre.
Ottima iniziativa, ma il tutto suona come ‘vecchio’. Come dire, uscito in ritardo. E soprattutto. Con tutto il rispetto, farebbe la gioia del popolo dark/gothic. Mi spiego… Da sempre, almeno in Italia, c’è una convivenza forzata tra pubblico dark e pubblico più incline alle sonorità di più spiccata provenienza industrial. Tutto ciò ha portato alla nascita di progetti (alcuni validi, non si può negarlo) ma destinati più ad un’audience dark/gothic. Per intenderci, Scivias, Sturmpercht, Turbund Sturmwerk fanno parte (con sforzi anche notevoli) dello stesso raggio d’azione di gente come Dies Natalis, Darkwood e Sonne Hagal, ma l’interesse del popolo ascoltatore viaggia su binari diversi e molto distanti tra loro. Chiusa la parentesi.
L’apertura è affidata ad una malinconica song di While Angels Watch, folk nero scandito da una calda voce maschile e con un’apertura più maestosa e solare nel finale. Lady Morphia propone una versione scarna e scheletrica della più potente e dinamica “Die Lette Jagd” di Werkraum, deboluccia e povera rispetto alla prova di Axel Frank. Dies Natalis non aggiunge nulla con il suo neo-folk delicato ed acustico con voci femminili, lo stesso si può affermare di Darkwood, solito neofolk intimista con aperture neoclassiche a base di strumenti ad arco. Sonne Hagal rialza le quotazione con un folk sussurrato ed oscuro, non eccelso ma decisamente meglio della caduta stilistica dei precedenti gruppi tedeschi. Con il nuovo lato si ha l’occasione di ascoltare un pezzo dei Camerata Mediolanense (qui denominati Sforzesca per indicare la forma live) dopo un considerevole buio discografico. La song è un estratto dall’ultimo live acustico, una versione carica e profonda di “Salve Mundi”, un senso religioso e sacro pervade l’aria tra cantato a più voci e percussioni marziali. Karnnos ci offre una song in linea con il suo ermetico CD di debutto, un brano dal sapore rituale, molto oscuro, quasi come se fosse registrato in una caverna durante un rituale arcaico. Reutoff sembra quasi la voce fuori dal coro, il suo background è notevolmente diverso dagli altri colleghi vinilici ma non per questo stona all’interno del contesto generale. La vicinanza di Karnnos li mette nella giusta esposizione con un brano simile per atmosfere seppur più dinamico grazie ad un apporto ritmico mai invasivo e ben calibrato all’interno delle trame oscure.
Una compilation dal doppio volto. Superficiale e debole nella prima parte, più profonda ed espressiva nella parte finale. Un disco abbastanza gradevole nel complesso.