
Un pò folk, molto ambient ed un filo di suggestioni sperimentali. Questo progetto portoghese sponsorizzato dalla polacca Bunker Productions sfugge da qualsiasi etichetta sonora per addentrarsi in un sentiero sfumato, onirico e parecchio suggestivo. Un cammino dall’ovest Europa che guarda l’Atlantico al profondo e freddo Est di ferro attraverso 13 brani intrisi di grigio, polvere e nebbia fitta. Non a caso, il titolo riflette alla perfezione il mood che circola all’interno di questi 40 minuti.
La nebbia è sempre fitta, nasconde il reale stato delle cose. A volte lascia trasparire flebili raggi di luce, spesso è densa da lasciare del tutto disorientati per lunghi minuti (XII) e spaventati da un epilogo che lascia intravedere affilati spiragli di terrore e poche tracce di dolci melodie (XIII). Ci sono memorie dal muro del sacrificio (II), pezzi tastieristici in tonalità seppiate di fine secolo, epici passaggi con punte inquietanti da tragedia greca (III), perfino percussioni in odore etnico su vertigini industriali e ambient denso di umori notturni sostenuta da un secco e ferito battito cardiaco (VI).