MZ.412 “Infernal Affairs” CD Cold Meat Industry

Non poteva accadere diversamente. Il numero della bestia, il 666. Un’occasione che capita una sola volta in un millennio. Come ‘festeggiare’ una così blasfema data? Con il ritorno in grande stile degli MZ.412. Un affare infernale nato da una gestazione di 7 anni (o erano 6 anni, 6 mesi e 6 giorni?) che finalmente vede la luce (o il buio?) su Cold Meat Industry. Il diavolo si presenta con il vestito delle grandi occasioni. Il digipack CD è semplicemente spettacolare. Bellissimo come non se ne vedeva da tanto troppo tempo. 6 pannelli con suggestivo carnaio umano in rilievo in copertina. Anche l’interno presenta rifiniture in rilievo ed un trio demoniaco abbigliato come biechi ragionieri di Satana. La Bestia si nasconde nell’intricato mondo della Finanza?

Il come back di uno dei più celebri acts della casa svedese non delude le attese, o meglio, si presenta così come ce lo immaginiamo. Industrial nerissimo, passaggi bombastici che ribollono nei gironi infernali, dark ambient generata dalle tenebre ed un’orchestra della morte che suona l’infausta ora. Il lamento angosciante di “Infernal Affairs I” apre la pesante porta del mondo di Lucifero, l’intro è perfetta, desolante, mortifera e apocalittica. “Vredens Skvadron” parte fosca e lenta per esplodere in percussioni metalliche, mentre la successiva “Point of Presence” si consolida su un apparato ritmico frenetico e roboante, una song potente e malvagia su cui fa capolino la voce stravolta e soffocata di Nordvargr che si perde dolorante in un ottimo finale noise con effetti graffianti e spietati. Il pezzo migliore della patto col diavolo. La lenta preghiera “Lord, Make Me an Instrument Of Your Wrath” aggiunge una cappa di terrore divino con un ambient che esploderà in un turbinio di sonorità più ruvide e crudeli. Dopo una “Epilogh” praticamente muta, si entra in un contesto più atmosferico, dove l’ambient fa la parte del padrone col forcone, “Inkant 12 SLE” nonostante una monotona lunghezza iniziale mostra un campionario sonoro non indifferente, un oscuro passaggio nelle tenebre tra rumori sussurrati e spettrali clangori metallici sul finale, “Unhealing Wounds” si affida alle medesime coordinate con un piglio più noise e vorticose frequenze alte. Con “Mouring Star” si entra in contesti più densi e potenti anche se l’indirizzo ambient è comunque presente, seppur con teorie nere e sinistre da far accapponare la pelle e pochi ma oculati tagli percussivi resi foschi e pesanti da filtri ed effetti. L’orchestra della morte scolpisce gli ultimi abbozzi dell’affare infernale nell’ansiosa “Infernal Affairs II”, l’assetto orchestrale esplode in tutta la sua nera bellezza per finire con macabro orrore nel sermone di “Postludiumh”, ambient minimale ma efficace nel dialogo filtrato da entità blasfeme di mondi sommersi.

Ottimo come back. Si candida ad un posto nella classifica di fine anno. Ben bilanciato tra pezzi potenti di media durata e le immancabili lunghe suites tra sinfonia dell’orrore e black ambient tipico di MZ.412. Il patto è stato stipulato e durerà fino al 06 06 3006. Ce la faremo per questa data?

Cold Meat Industry