
Dopo In Slaughter Natives quello di The Protagonist è un altro ritorno da non trascurare in casa Cold Meat Industry. Il debutto “A Rebours” risale dall’ormai lontanuccio ’98 (senza contare il mini “Interim”) e molti reclamavano a gran voce il come-back sonoro di Magnus Sundström.
Conti alla mano, “Songs of Experience” brilla per una ricchezza sonora e, soprattutto, per la potenza che le ottime combinazioni dark-ambient generano se miscelate con un imperioso neoclassicismo marziale. Si comincia con una vorticosa “The Sick Rose” scandita dalle voci declamatorie di Jonathan Grieve dei Contrastate presto coperta da una inquietante e minacciosa song marziale levigata da soluzioni neoclassiche cupe e cattive. Raffinata e per nulla povera di idee la ricchezza neoclassica, direi quasi teatrale di “Spirits of the Dead”, densa di arie bombastiche e folgoranti, “Down There” si assesta su atmosfere più cupe scandite nel finale da percussioni quasi impercettibili. “The Hunt” riprende la strada delineata da pesanti e marziali percussioni, con una musica ossessiva e maligna guadagnano in arie da horror epico e pieno di battaglie sanguinolente, anche “Strife” percorre lo stesso sentiero, una marcia mortifera con il contributo vocale di Tomas degli Ordo Rosarius Equilibrio. Più lancinante, fredda e drammatica “La Fin De La Journèe”, ingentilita e resa più malinconica dalla voce di Marjorie Stievenart, mentre la conclusiva “Sermon” rappresenta forse l’episodio meno coinvolgente dell’intero album, un pezzo anonimo che aggiunge poco su quanto finora ascoltato.
Un ottimo ritorno. Potrebbe apparire un po’ ripetitivo nel complesso, i brani si consolidano su un’unica scelta sonora senza abbandonarsi comunque in sterili momenti riempitivi, al contrario si snodano in evoluzioni ben strutturate su tutti i fronti, compreso quello emotivo.