
Se diamo conto alla discografia più ‘ufficiale’, il nuovo “Metamorphyses” occupa il settimo gradino della ben più folta collezione digitale del multi prolifico signor Andersson. Il precedente “Requiem for Abandoned Souls” sebbene non pecchi in atmosfere era piuttosto povero di idee, banale e superficiale per un progetto con un curriculum come Raison d’étre. Dopo un capolavoro come “The Empty Hollow Unfolds” le aspettative sono sempre state piuttosto altine. Ed il recente ritorno su CMI rispetta le attese a metà.
“Metamorphyses” non abbandona l’immagine di una dark ambient di stampo scandinavo (naturalmente…), le novità risiedono nei dettagli e soprattutto nelle atmosfere evocate dalle 6 tracce senza titolo. Lasciando da parte un certo sensore gotico e sacro degli inizi, il come-back di questa colonna della CMI si basa su un sound dall’attitudine più noise, soundscapes dall’anima più sperimentale dove i brani assumono contorni sempre differenti. Ed è soprattutto sorprendente che il cuore della maggior parte delle songs si trasformano in un vortice di rumore spesso molto abrasivo per un progetto come Raison d’ètre. La terza traccia in particolare si perde in una bolgia quasi virulenta di ambient caotica che trova respiro in pochi ma azzeccati spiragli rimbombanti.