
Tra amici è ormai consolidata l'abitudine di condividere dischi importanti, fondamentali e coinvolgenti attraverso termini e parole che riflettono nella sua brevità un messaggio in codice comprensibile all'istante. In molte occasioni diremmo che il CD “spacca”. Spacca che fa male, sa emozionare e sa essere anche commovente. Ma il termine “spacca” è sempre usato come riduttivo di tante parole, insomma una parola generica e metaforica. In “The Amfortas Wound” no. L'ultimo CD di Sir Andrew King spacca davvero, un suo ascolto genera profonde ferite grondanti sangue, ti apre il cuore come un amore tradito attraverso una passione palpalbile a fior di pelle. Come fa questo ragazzo inglese fino alle ossa a provocare questi effetti? Rumori a manetta? Industrial sound del più grigio e inascoltabile? No, solo voce, harmonium e samples oltre ad un fondamentale apporto di musicisti come Hunter Barr e John Murphy. Tutto qui, canzoni folk dal fortissimo sapore Old England scarne fino all'osso, pochi mezzi ma risultati disperati e toccanti. Andrew partendo dalla tradizione dei folk singer ha creato songs cantate in maniera drammatica su una base minimale ed a volte inesistente. Eppure nella sua disarmante semplicità il suo ascolto genera brividi ed emozioni indescrivibili, liriche con picchi passionali che ti trasportano in slanci di caldi brividi e lacrime tremolanti. Dalla penetrante e fiera “The Wild Wild Berry” alla struggente malinconia di “Cruel Lincoln”, “The Amfortas Wound” ti spacca il cuore e mostra il suo vero interno. Fatevi anche voi una pinta di Guinness con mr. King…