Atrium Carceri “Seishinbyoun” CD Cold Meat Industry

Il debutto degli Atrium Carceri ha riscosso un buon successo di critica, con un CD rilasciato dalla Cold Meat Industry incentrato su suoni ed atmosfere delle carceri, in particolar modo di celle dimenticate e testimoni di vite che le sbarre hanno impedito il loro normale svolgersi terreno. Con il secondo CD su breve distanza, il progetto di Simon Heath sceglie un altro luogo dove ambientare la sua colonna sonora tra tenebre e luoghi arrugginiti. Stavolta sono i manicomi a rappresentare il tema portante di “Seishinbyouin”, misteriosa sigla che in giapponese indica appunto un ospedale psichiatrico. Accompagnato da roventi fotografie incrostate in graffiante lamiera arrugginita, Simon spiega attraverso sfocate istantanee e soprattutto parole di sangue, il suo parto sonoro generato dalla sua permanenza nella solitudine delle carceri della mente. E' nato un'interessante CD che mescola strati diversi tra loro di dark-ambient ora più percussiva (In Chaos Eternal) ora più pregna di drammatica orchestrazione del dolore (Illusion Breaks) che spazia su diverse sfumature di rosso e nero fino ad amalgamarsi in un'unica tonalità incolore. I secchi passi nei corridoi isolati di Atrium Carceri proseguono attraverso sonorità che non si limitano a mostrare le paure di Simon ma tendono a svilupparle fino all'estremo, verso quel terrore che cerchiamo di sopprimere, “Warden” e “Dark Water” nel loro insieme riflettono in maniera perfetta le ossessioni spaventate del progetto svedese, pesante, velato da percussioni metalliche, possenti suoni nella prima e tenebrosi campionamenti non privi di sfumature piene di rossa ruggine e tonfi senza fine nella seconda, un senso di abbandono che non conosce fine. L'impeto di “Isolation” graffia con laceranti folate di sabbia millenaria mentre in “Victim” le uniche voci del disco fanno da introduzione ad una semplice ma accattivante traccia di classica dark ambient. Arie più maledette e riconducibili anche a certe opere drammatiche degli In Slaughter Natives si respirano in “Librarian” e tragedie più orientate sull'ambient più orchestrale e malinconico, senza dimenticare corrosive e diaboliche percussioni, si manifestano in “The Call”. Dopo il nuovo e convincente album dei Sanctum, la Cold Meat Industry sempre essersi ripresa dopo i passi falsi degli ultimi anni con un lavoro che da sempre rappresenta il genere ‘padrone' dell'etichetta svedese, dark ambient ricca di gradazioni e non priva di intelligenti inserti che sfiorano l'industrial. Dopo carceri e manicomi aspettiamo sensazioni e turbamenti dei... bordelli!?
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