Judah “Cool Crap” CD Small Voices

Una misteriosa ma intrigante cover raffigurante un raro quanto bizzarro caso di licantropia fa da cornice al debutto dei Judah, giovane progetto di calda musica elettronica sponsorizzata dalla giovane ma intraprendente label pugliese Small Voices. Package dalle tonalità scure, un guanto di pelle nera in bella mostra al suo interno, “Cool Crap” è un lavoro fedelissimo alle gesta tecnologiche dei leggendari scaricatori elettrici che rispondono al nome di Suicide. Una prova? La selvaggia cavalcata electro dal titolo fin troppo eloquente “Ode to Suicide”, voltaggi conturbanti plasmati con morbido piacere dalla tenebrosa voce che ricorda paurosamente quella di Alan Vega ed in particolar modo “Girl” contenuta nell'omonimo CD dei musici suicidi, una cover non dichiarata all'interno delle scarne note contenute nel CD... Quindi è un debutto senz'anima e personalità di due ragazzi cresciuti con il santino di Vega e Martin Rev pulito e illuminato a giorno sul comodino? Riferimenti fin troppo evidenti a parte, i Judah hanno confezionato un lavoro non trascurabile, dotato di quelle punte coinvolgenti, venate dal blu notturno che certa elettronica emana nell'aria della sera buia ed impenetrabile. L'introduttiva “Holy” illustra i circuiti futuristici tra freddo rock elaborato da synth con una voce di sporca melodia che ricorda vagamente alcune liriche di Mr. Arafna nell'ultimo lavoro intitolato “Butterfly”. Gli spettri dei Suicide si materializzano ancora una volta nella fredda “Fall”, la timida “Strychnine” si espande su un muro di impenetrabile elettronica per certi versi cattiva ma dotata di una concezione comunque musicale, una song che cresce strato dopo strato conferendogli un sound pieno e ricco di grigie sfumature, un electro-rock per aspiranti suicidi a 666 volt. Con un titolo come “The King is Las Vegas” ci si aspetta chissà quale furiosa cavalcata voltaica, luci incandescenti e Strip colma di ogni rappresentante umano e disumano, ed invece la struttura è quieta, tranquilla, dilatata da soffici drones e da una base percussiva secca, meccanica su cui fa capolino una voce impaurita e incuriosita. Come ultimo passaggio televisivo su questo gracchiante schermo in granitico black and white troviamo in tutta la sua bellezza notturna “Hitler Fucks Jesus”, incubo post-moderno, un lento e morboso filmato girato in umide periferie nordiche, tastiere soffocate e attitudine vocale alla Lou Reed. I Judah hanno sfornato un buon debutto, un bacio poco ‘traditore' per Rev e Vega, un figlio illegittimo del leggendario duo elettronico, forse troppo succube dei loro insegnamenti ma tutto sommato non privo di un interessante mix di stili tra rock'n'roll, sperimentazione, atmosfere blues…

P.S. Curiosa ed, almeno per il sottoscritto, inedita la decisione di mostrare la scaletta del CD non nel consueto ordine…

Small Voices